Ascolto e relazione, legame stretto
Oggi ci addentriamo ulteriormente nella complessità della comunicazione parlando di uno dei suoi aspetti più importanti, l’ascolto. Uno degli errori più frequenti quando si parla di comunicazione è pensare che parlare e ascoltare siano due dimensioni separate. In realtà non è così.
L’ascolto non è qualcosa che viene dopo la comunicazione, né un elemento esterno ad essa, l’ascolto è comunicazione. Anzi, ne è una delle parti più profonde e decisive. Comunicare non significa soltanto emettere un messaggio, ma anche creare le condizioni perché quel messaggio possa essere accolto, compreso e restituito dentro una relazione. Per questo motivo, quando l’ascolto è scarso, non si compromette soltanto la qualità dello scambio verbale, ma si incrina l’intera architettura relazionale tra le persone.
Molto spesso si pensa che il problema comunicativo nasca da chi parla male, si esprime in modo confuso o non sa scegliere le parole giuste. Questo, certamente, può accadere. Ma altrettanto spesso la vera difficoltà nasce da chi ascolta poco, male o in modo soltanto apparente. Esiste infatti una grande differenza tra sentire e ascoltare. Sentire è un fatto percettivo, ricevo dei suoni, delle parole, delle informazioni. Ascoltare, invece, è un atto psicologico e relazionale molto più complesso, significa fare spazio all’altro, sospendere momentaneamente il proprio bisogno di rispondere, difendersi o giudicare, e cercare di comprendere non solo ciò che l’altro sta dicendo, ma anche il significato, l’intenzione e il vissuto che stanno dietro a ciò che dice.
Quando questo non accade, la comunicazione si impoverisce rapidamente. Se io non mi sento ascoltato, posso anche continuare a parlare, ma inizierò a percepire che tra me e l’altro non c’è un vero contatto. Le parole continueranno a circolare, ma il senso della relazione comincerà a indebolirsi. Questo perché l’ascolto non serve solo a raccogliere informazioni, serve a trasmettere all’altro un messaggio implicito potentissimo, cioè “tu per me esisti”, “ciò che dici ha valore”, “sto cercando davvero di incontrarti”. Quando l’ascolto manca, il messaggio implicito diventa l’opposto, “non c’è spazio per te”, “sto aspettando solo il mio turno per parlare”, “ciò che porti non mi interessa davvero”. E questo, nel tempo, logora profondamente la relazione.
Uno scarso ascolto compromette la relazione perché genera una delle ferite più pesanti negli scambi umani, la sensazione di non essere riconosciuti e compresi. Le persone, infatti, non hanno solo bisogno di parlare; hanno bisogno di sentirsi accolte, legittimate nella propria esperienza. Quando questo non avviene, aumenta la frustrazione, cresce la distanza emotiva e si attivano più facilmente difesa, rigidità, chiusura o aggressività. In molte relazioni il conflitto non nasce tanto da divergenze insanabili, ma dal fatto che almeno uno dei due non si sente davvero ascoltato.
Comprendere queste dinamiche anche nei contesti lavorativi può aiutare a mantenere più fluidi gli scambi relazionali, in ambienti dove spesso sono i processi interni a dare la direzione non bisogna dimenticare questi aspetti fondamentali, perché dietro le procedure e le strategie ci sono sempre loro, le persone.