Il dilemma delle selezioni
Nonostante viviamo in un mondo in cui la tecnologia sembra aver invaso ogni aspetto della nostra quotidianità, continuiamo a confrontarci con una delle attività più complesse e meno prevedibili: la selezione del personale.
Personalmente mi occupo soprattutto di profili commerciali, ma sono convinto che quanto sto per dire possa estendersi a qualsiasi reparto aziendale. Con l’ultimo esame di questo novembre archivio il mio secondo anno di Psicologia e mi preparo a entrare nel terzo; eppure, nonostante gli studi e l’esperienza sul campo, devo confermare una verità che ogni recruiter conosce bene: ottenere percentuali alte di successo in selezione è estremamente difficile. Ma cosa significa davvero avere successo? Si può parlare di successo dopo un anno? Dopo l’integrazione nella squadra?
Il mondo commerciale rende tutto ancora più complicato: a differenza di molti altri ruoli, i venditori “giocano sempre in trasferta”. Non vivono immersi nella cultura organizzativa e sono costantemente esposti a dinamiche esterne difficilmente prevedibili durante un colloquio. È qui che trovo utile una metafora che, per me, illumina perfettamente la realtà: le persone sono fiumi. A un primo sguardo possono sembrare stabili e coerenti, ma in realtà cambiano ogni giorno. Anche i candidati migliori, quelli selezionati mesi prima, possono evolvere, perdere motivazione o essersi semplicemente mostrati, per un breve momento, migliori di ciò che sono davvero.
Esistono aziende che hanno costruito la propria mission sulla ricerca del talento; le rispetto e talvolta collaboro con alcune di esse, ma la verità non cambia: le percentuali rimangono simili. La psicologia è una scienza, certo, ma non esatta.
Le correnti di pensiero sono molte, così come gli strumenti e le metodologie. Io stesso non amo incasellare le persone in categorie rigide, perché ogni individuo è unico e irripetibile. A tutto questo si aggiunge un elemento spesso sottovalutato: l’ambiente.
L’antropologia sociale insegna quanto il contesto culturale influenzi la capacità di un individuo di integrarsi davvero. Le aziende non sono solo luoghi di lavoro: sono sistemi di valori, norme e comportamenti. È per questo che professionisti eccellenti possono fallire nella nostra realtà e allo stesso tempo brillare altrove.
Troppo spesso si dimentica che ogni essere umano ha un bisogno fisiologico di integrazione, e questo bisogno ha più a che fare con gli altri che con chi ci ha selezionato. Anche lo sport lo dimostra quotidianamente: campioni straordinari che, cambiando squadra, sembrano perdere improvvisamente il loro talento. Non è svanito: semplicemente non erano fatti per quel club. Questo significa che la selezione è stata sbagliata? Non necessariamente.
Ogni volta che scegliamo qualcuno stiamo facendo una scommessa. Possiamo impegnarci al massimo, utilizzare strumenti psicologici sofisticati e metodologie avanzate, ma le variabili resteranno sempre incalcolabili. Anche per il miglior psicologo del mondo. E allora, come affrontare tutto questo?
Se vi trovate a selezionare qualcuno, fate un bel respiro: state entrando nel Casinò della vita. Non abbiate paura di essere sinceri e spontanei. In questi anni ho compreso quanto l’onestà sia il vero cardine della selezione.
Non cercate di vendere ciò che la vostra realtà non possiede realmente, né di promettere ciò che non potete garantire. La sincerità e la coerenza rimangono due valori ricercati da tutti, e spesso sono proprio questi due elementi a trasformare una semplice scommessa in una relazione lavorativa solida e duratura.