Il leader e il paradosso della folla
Di recente ho ripreso in mano un classico della psicologia mondiale: La psicologia delle folle di Gustave Le Bon. Un testo datato, certo, ma straordinariamente attuale, capace di illuminare con precisione chirurgica ciò che accade alla psiche dell’individuo quando si trova immerso in un gruppo.
Le Bon ci mostra come l’essere umano, una volta inglobato in una collettività, cambi radicalmente percezioni, reazioni, capacità critiche e persino la propria condotta morale.
Non si tratta di teoria astratta: intere pagine della storia diventano più leggibili proprio alla luce di questi meccanismi. Leggerlo mi ha portato a riflettere sulla vita quotidiana dei Leader, di coloro che devono governare le proprie “folle”, ossia i propri collaboratori. Molti evitano il confronto diretto con il gruppo, preferendo comunicare individualmente. Il motivo è semplice: il gruppo ha forza. La folla amplifica, polarizza, dà coraggio a chi normalmente mantiene un profilo basso.
Un messaggio che uno a uno sarebbe recepito con equilibrio, nel contesto del gruppo può trasformarsi in contestazione, sfida o resistenza. È qui che Le Bon offre una lezione preziosa: un Leader deve padroneggiare due modalità di comunicazione distinte, quella rivolta ai singoli e quella rivolta al gruppo.
Non è possibile utilizzare un unico stile comunicativo per entrambi i contesti. Nella folla, l’individuo percepisce un incremento del proprio potere; soggetti abitualmente moderati possono diventare sorprendentemente combattivi. Inoltre, il contagio emotivo è rapidissimo, ciò che non accadrebbe mai su base individuale può propagarsi in pochi secondi all’interno del gruppo, quasi come un fenomeno ipnotico.
Un Leader autentico non può ignorare questi meccanismi. La sua efficacia si misura anche nella capacità di sostenere e guidare una sala piena, non soltanto una conversazione a porte chiuse. Chi è in grado di condurre solo individualmente e non sa farlo davanti al proprio team possiede un’area di crescita che non può permettersi di eludere.
L’evoluzione delle organizzazioni moderne rende ancora più evidente questo gap. La società attuale è strutturata in una molteplicità di gruppi (aziende, team, reti professionali) che un tempo non esistevano in questa forma. La domanda di Leadership è altissima, mentre l’offerta di Leader autentici è limitata. Molti ricoprono ruoli apicali senza possedere le competenze psicologiche e comunicative necessarie: mancano conoscenze, manca consapevolezza, spesso manca un’autostima sufficientemente solida per reggere l’esposizione al gruppo. Il risultato è diffuso: organizzazioni mal condotte, collaboratori disorientati e un generale senso di sfiducia.
Quando mi viene chiesto di avviare un percorso sulla Leadership, chiarisco sempre un punto: non esistono scorciatoie né tempistiche standard. La leadership è un sapere complesso che richiede studio, consapevolezza, disciplina e un lungo tempo di sedimentazione prima di trasformarsi in pratica reale. Serve pazienza. Serve coraggio. Serve umiltà. E, come spesso accade, non tutti sono disposti a mettersi davvero in gioco.
Charles-Marie Gustave Le Bon (1841 – 1931), laureato in medicina all'Università di Parigi nel 1866, è stato un importante e poliedrico antropologo, psicologo e sociologo francese. Considerato oggi il fondatore della psicologia delle masse, fu ignorato o calunniato da settori dell'establishment accademico e scientifico francese durante la sua vita a causa delle sue opinioni politicamente conservatrici e reazionarie.